Spesa ICT a rilento nella sanità, colpita dalla spending review e dalla tendenza delle aziende del settore a investire sui processi core. Per cambiare bisogna affrontare il tema del ritorno economico dell’investimento, con una maggiore aderenza all’evidence based medicine, e affinare la governance.

Federico Spandonaro – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Presidente di C.R.E.A. Sanità

L’investimento in ICT nel settore sanitario (pubblico), secondo gli osservatori più accreditati, si attesta sull’1,2% della spesa sanitaria pubblica (più o meno stabile negli anni), contro livelli nel range 2-3% degli altri Paesi dell’Unione Europea.

Il dato è eclatante e deve anche essere evidentemente contestualizzato: in primo luogo perché la spesa sanitaria pubblica italiana è circa il 35% in meno di quella dei Paesi dell’Europa Occidentale (o meglio di quelli “originari”): quindi, assumendo la suddetta percentuale, in valore assoluto saremmo a meno del 30% del livello di investimento medio in Europa.

In secondo luogo perché va ricordato come, negli ultimi 5 anni, il capitolo della spesa per beni e servizi non sanitari si è ridotto del 34% (nelle regioni del nord circa il doppio che in quelle del sud), da una parte evidenziando il significativo impatto della cosiddetta spending review, e quindi del perseguimento di una maggiore efficienza negli approvvigionamenti, in sanità; dall’altro evidenziando come le aziende del settore si siano fortemente “concentrate” nell’investimento sui processi core, di tipo sanitario, probabilmente “penalizzando” tutto il resto.

Riassumendo, il primo “segnale” che viene dalle evidenze quantitative è che l’investimento in ICT, sulla base dei dati raccolti, sembra non solo basso, quanto del tutto residuale. Il secondo è che si “appoggia” al segmento dove è maggiore la tendenza al disinvestimento; sebbene vada aggiunto che, le pur frammentarie informazioni disponibili, dicono che non decolla ma neppure si contrae.

Quanto sopra sembra suggerire che la ICT non sia entrata, almeno culturalmente, nel novero delle tecnologie considerate intrinsecamente parte del core dell’attività sanitaria e, tanto meno, nell’alveo della cosiddetta innovazione….Continua su Agendadigitale>>

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