‘2 o 3 cose che so su questa pandemia: quando riaprire, dove ci si contagia, gli errori da non rifare’

Ernesto Burgio esce allo scoperto. Il pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare ma anche membro del consiglio scientifico dell’European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles, ha risposto al alcune domande sulla pandemia del covid19 postegli da businessinsider

Quando riaprire (“Assolutamente non prima di metà maggio”), dove ci si contagia (“In casa, in famiglia, al lavoro: non all’aria aperta”) e quando dura l’immunizzazione (“Il virus è instabile, quindi non possiamo saperlo”).
Ma anche la catena degli errori che ci ha portato qui, e quali non ripetere.

Esisteva in Italia un piano per gestire l’epidemia ed è stato applicato?

Secondo il medico, che in passato si è occupato di studiare anche i virus, “Chi si è occupato di questi virus, sapeva che prima o poi sarebbe arrivata“. Non solo quindi c’era l’allarme ribadito a più riprese per 20 anni da scienziati e ricercatori, ma c’erano lavori di ricerca importanti su questi virus. Inoltre non c’erano veri piani per affrontare un’emergenza pandemica come quella di oggi è si sarebbe sottovalutato quello che stava succedendo in Oriente. “In Italia – sottolinea Burgio –  il 31 gennaio è stato dichiarato sulla Gazzetta Ufficiale lo stato di allarme pre-pandemico ma si è fatto pochissimo per prepararsi ad affrontarlo”.

L’esperto ha detto la propria sul contenimento sociale usato come arma contro il Coronavirus sottolineando l’alta contagiosità del virus e il ritardo nella dichiarazione dell’emergenza in Italia. “Credo che il governo abbia fatto la scelta giusta”, dice.

Burgio ha anche affrontato il tema dell’obbligo di utilizzo delle mascherine anche all’aperto. “Le mascherine vanno utilizzate in modo serio e continuo, e così non è stato – premette – , anche perché gli ospedali non le hanno avute in dotazione per tempo”.  Per la gente comune, invece, secondo l’esperto, la mascherina “prima di essere un obbligo avrebbe dovuto essere qualcosa da indossare spontaneamente per tutelare gli altri”.

In questi giorni si parla anche molto di pazienti asintomatici che avrebbero già potuto contrarre il virus senza saperlo. Secondo Burgio, il 50-60% di persone che incontrano questo virus hanno forme asintomatiche o paucisintomatiche. “Se uno ha un po’ di mal di testa, un po’ di mal di gola o magari un po’ di congiuntivite per qualche giorno significa che probabilmente ha incontrato il virus, non ha sviluppato una forma di malattia significativa, ma il virus prolifera nella sua gola: questo significa essere portatore asintomatico”. Ecco perchè, secondo l’esperto, le mascherine sono importanti. Un banale mal di gola, potrebbe diventare pericoloso per una persona immunodepressa.

Per sensibilizzare la popolazione su questi temi però serve una corretta informazione ma, secondo Burgio, ad oggi “non c’è stata chiarezza delle informazioni perché le informazioni chiare le poteva dare solo un esperto, e siamo in un Paese in cui grandi esperti su questo tipo di problemi non ci sono”. Un problema che è stato allargato da decisioni diverse regione per regione. “Le informazioni erano a disposizione. Ma quando si è fatto il blocco ogni regione ha agito in modo diverso”.

2020-04-10T09:59:04+00:00
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