Gli approvvigionamenti del servizio sanitario nazionale (Ssn) rappresentano uno dei punti cruciali per far fronte all’epidemia.

La spesa sanitaria procapite nel periodo 2010-2017 è rimasta pressoché stabile, con un tasso di crescita medio annuo reale dello 0,1% (Rapporto Oasi 2019). La centralizzazione degli acquisti ha rappresentato una delle leve utilizzate per il contenimento della spesa. L’aggregazione della domanda avrebbe dovuto garantire, infatti, un aumento del potere di acquisto nei confronti del mercato e quindi migliori condizioni di fornitura. Questa logica, in tempi “normali”, ha sicuramente contribuito a generare una pressione al ribasso nei prezzi di aggiudicazione, e nel corso di un’emergenza ci si sarebbe aspettati potesse garantire una migliore continuità di approvvigionamento. Questo, tuttavia non sempre sta accadendo.

Le ragioni sono da un lato sicuramente di “mercato”. In un momento in cui tutti i paesi stanno facendo contemporaneamente una corsa agli approvvigionamenti e dopo lo shock produttivo generato dal fermo cinese, alcuni beni scarseggiano. Dall’altro, probabilmente, una governance non lineare e anni di mancati investimenti nella capacità amministrativa del pubblico compromettono gli sforzi in atto….Leggi l’articolo su Sanità24>>

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