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Sono i pori delle membrane che garantiscono la permeabilità e quindi l’osmosi tra ambienti naturalmente separati. È questa suggestione che viene dalla biologia la migliore metafora per il giusto modo di curare, soprattutto le malattie croniche e i pazienti più fragili. Non possono esserci muri impenetrabili né distanze cognitive tra l’ospedale e il territorio, o meglio tra chi opera nell’ospedale e chi nella comunità. Non esiste un prima e un dopo nei percorsi di cura, né un noi e un loro tra chi cura e si prende cura dei pazienti.L’integrazione prima ancora che frutto di scelte organizzative è il risultato di una cultura basata sul rigore scientifico e la consapevolezza civica che condivide l’idea di circolarità e sa ragionare in termini di rete.

Introduzione

Fabrizio Gemmi – Coordinatore dell’Osservatorio dellaQualità ed Equità ARS – Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

Paolo Francesconi – Dirigente Osservatorio di EpidemiologiaARS – Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

Il ricovero non è solo un esito

Alfredo Zuppiroli – Presidente della Commissione Regionale di Bioetica, Regione Toscana

Quicker and sicker, quando il domicilio non è sufficiente

Simona Dei – Direttore Sanitario, Azienda Usl Toscana SudEst

Specializzazioni “leggere”, l’oncologia nella Casa dellaSalute esperienza extraregionale 2

Luigi Cavanna – Direttore Dipartimento di OncoEmatologia, Azienda USL di Piacenza

Ne discutono

Elisabetta Alti – Direttore del Dipartimento di Medicina generale, Azienda USL Toscana centro

Giacomo Corsini – Direttore Sanitario Ospedale Versilia,Azienda USL Toscana Nord Ovest

Greta Di Leonardo – Dirigente Medico in Oncologia. SOSOncologia Medica, Osp. NSGDD, Firenze

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