Il cervello “ruota” i ricordi per salvarli dalle sensazioni nuove

Alcune popolazioni di neuroni elaborano in contemporanea i ricordi e gli stimoli percettivi di una nuova situazione, ma senza che alterino o cancellino le memorie già conservate. Nuove ricerche indicano che il cervello ci riesce facendo “ruotare” una delle due rappresentazioni cerebrali in conflitto: un po’ come quando, esaurito lo spazio su un foglio, lo si gira per continuare a scrivere di traverso sui margini

Durante ogni momento della veglia, noi umani e altri animali dobbiamo stare in equilibrio al limite della nostra consapevolezza del passato e del presente. Dobbiamo assorbire nuove informazioni sensoriali sul mondo che ci circonda mentre ci aggrappiamo a ricordi a breve termine di osservazioni o eventi precedenti. La nostra capacità di dare un senso a ciò che ci circonda, di imparare, di agire e di pensare, tutto dipende da interazioni costanti e agili tra percezione e memoria.

Ma per ottenere ciò, il cervello deve mantenere i due distinti; in caso contrario, i flussi di dati in entrata potrebbero interferire con le rappresentazioni di stimoli precedenti e farci sovrascrivere o interpretare erroneamente importanti informazioni contestuali. Ad aggravare questa sfida, un corpo di ricerca suggerisce che il cervello non suddivide ordinatamente la funzione della memoria a breve termine esclusivamente in aree cognitive superiori come la corteccia prefrontale. Invece, le regioni sensoriali e altri centri corticali inferiori che rilevano e rappresentano le esperienze possono anche codificarle e memorizzarle. Eppure non si può permettere a quei ricordi di intromettersi nella nostra percezione del presente, o di essere riscritti a caso da nuove esperienze.

Un articolo pubblicato di recente su Nature Neuroscience potrebbe finalmente spiegare come funziona il buffer protettivo del cervello. Un paio di ricercatori hanno dimostrato che, per rappresentare simultaneamente stimoli attuali e passati senza interferenze reciproche, il cervello essenzialmente “ruota” le informazioni sensoriali per codificarle come memoria. Le due rappresentazioni ortogonali possono quindi trarre dall’attività neurale sovrapposta senza intromettersi l’una nell’altra. I dettagli di questo meccanismo possono aiutare a risolvere diversi dibattiti di lunga data sull’elaborazione della memoria….L’articolo in Inglese su QuantaMagazine>>

2021-04-28T08:13:25+00:00