Affinché questi esami siano rimborsabili, le regioni devono emanare dei provvedimenti. Il termine scade il 7 settembre

Lo scorso 8 luglio il Ministro della Salute firmava il decreto attuativo che sblocca 20 milioni di euro stanziati per l’applicazione dei test genomici: esami che, nelle donne con un tumore al seno di tipo «ormonale» e in fase iniziale, consentono di prevedere il rischio di recidiva e, quindi, aiutano i medici a capire quando la chemioterapia è necessaria e quando può essere evitata. Bene, ma manca ancora un passaggio nella nostra sanità regionale: affinché gli esami siano rimborsabili, le regioni devono emanare dei provvedimenti. È infatti di 60 giorni e scade il 7 settembre il termine per la trasmissione al Ministero della Salute delle Delibere regionali che dovranno riportare le modalità di prescrizione, esecuzione e utilizzo, il monitoraggio, le verifiche e i controlli dei test. Nei successivi 60 giorni, il Comitato di coordinamento valuta la conformità delle Delibere al Decreto attuativo. E il 7 novembre è il termine per l’erogazione alle Regioni del 50% del finanziamento per il 2021. Il restante 50% sarà erogato entro il 31 marzo 2022, dopo la valutazione da parte del Ministero delle Relazioni regionali finali che dovranno contenere il numero, la tipologia e i costi dei test effettuati nel 2021.

La voce delle associazioni di pazienti

La gratuità dei test genomici su tutto il territorio è il risultato molto importante di una battaglia per cui si sono spese in questi mesi l’Associazione Italiana di Oncologia Medica e le associazioni di pazienti.

Un test per 10 mila donne l’anno

Circa il 20% delle donne colpite da tumore del seno, pari a più di 10mila pazienti ogni anno in Italia, può essere sottoposto ai test genomici perché presenta malattia di tipo luminale, cioè esprime i recettori estrogenici ma non la proteina HER2, ed è considerato a rischio intermedio di recidiva. «Finora in questi casi c’è stata una comprensibile prevalenza di atteggiamenti prudenziali in cui, in genere, veniva raccomandata la chemioterapia», dice Francesco Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme contro il Cancro e di FOCE : «Nello studio PONDx, realizzato dal Regina Elena di Roma su 1.738 pazienti su è stato eseguito un test genomico a 21 geni , più di un terzo ha evitato la chemioterapia che, senza questo test, sarebbe stata praticata».
L’esperienza in numerosi studi clinici e in alcune decine di migliaia di pazienti dimostra che i test genomici aiutano a definire la terapia appropriata e consentono a molte donne di evitare la chemioterapia, come spiega Adriana Bonifacino, Presidente di IncontraDonna onlus: «La forte diminuzione dell’utilizzo improprio della chemioterapia può tradursi, da un lato, in un beneficio clinico per le pazienti che non vengono più esposte a un eccesso di trattamento e al relativo rischio di tossicità immediate e tardive, dall’altro in un impatto favorevole sulla spesa sanitaria, che rappresenta un elemento fondamentale per la sostenibilità del sistema».

L’intero articolo su Repubblica>>