Presentato a Ginevra il rapporto annuale dell’Oms con i principali dati sulla salute della popolazione mondiale. Quest’anno il report è ovviamente segnato dalla pandemia che ha toccato, seppur in misura diversa, tutto il pianeta. Europa e America le regioni più colpite dove si sono verificati rispettivamente il 34% e il 48% dei decessi a livello globale.
21 MAG – L’Oms ha diffuso oggi il suo rapporto sulle statistiche di salute il «Global Heath Statistics 2021» che ogni anno raccoglie i principali dati sanitari mondiali.

Quest’anno il rapporto è segnato dalla pandemia Covid che ha rappresentato un evento inatteso quanto devastante che coinvolto, anche se in misura diversa, tutto il pianeta.
Al 1 maggio sono stati segnalati all’OMS oltre 153 milioni di casi confermati di COVID-19 e 3,2 milioni di decessi correlati. La regione delle Americhe e la regione europea sono state le più colpite, facendo registrare al loro interno oltre tre quarti dei casi segnalati a livello globale, con i rispettivi tassi di casi per 100.000 abitanti di 6.114 e 5.562 e quasi la metà di tutti i decessi COVID-19 nella regione delle Americhe e un terzo nella regione europea.
Dei 23,1 milioni di casi segnalati fino ad oggi nella regione del sud-est asiatico, oltre l’86% è invece attribuito all’India.

Aspettativa di vita e aspettativa di vita in buona salute

La popolazione mondiale continua a vivere più a lungo e vivere più anni in buona salute. Tra il 2000 e il 2019, l’aspettativa di vita globale alla nascita è aumentata da 66,8 anni nel 2000 a 73,3 anni nel 2019 e l’aspettativa di vita in buona salute è aumentata da 58,3 anni a 63,7 anni.

Le principali cause di morte nel mondo

Grazie a continui sforzi globali, continuano a verificarsi progressi significativi, in particolare nella riduzione del numero di decessi causati da condizioni trasmissibili, materne, perinatali e nutrizionali.
D’altra parte questi progressi hanno portato a uno speculare incremento della quota globale di decessi per malattie non trasmissibili che è passata dal 60,8% nel 2000 al 73,6% nel 2019.
Tra i fattori determinanti del calo delle morti per malattie trasmissibili c’è il grande progresso nelle terapie contro alcune malattie come l’Hiv-Aids e la tubercolosi che ormai non figurano più tra le prime 10 cause globali di morte nel 2019.
Tanto che nello stesso anno sette delle prime 10 cause di morte sono malattie non trasmissibili rispetto alle quattro presenti tra e prime 10 cause nel 2000.
La tubercolosi rimane comunque la principale causa di morte al mondo per un singolo agente infettivo. A livello globale, si stima che 10 milioni di persone si siano ammalate di tubercolosi nel 2019, un numero che è diminuito molto lentamente negli ultimi anni ma non abbastanza velocemente da raggiungere la pietra miliare del 2020 di una riduzione del 20% tra il 2015 e il 2020.
Le nuove infezioni da HIV sono state ridotte del 40% dal picco nel 1998. Nel 2019, circa 1,7 milioni di persone sono state recentemente infettate dall’HIV, più di un milione in meno rispetto al 1998.

La pandemia minaccia di far deragliare i progressi compiuti in salute

Dati di salute, quindi, in progressivo miglioramento ma, questa l’amara conclusione dell’Oms, dal 2020, la pandemia COVID-19 minaccia di far deragliare i progressi compiuti verso gli obiettivi di salute sostenibili fissati dalla Nazioni Unite nel 2015.